lunedì 4 ottobre 2010

LA RIFORMA GELMINI _ LE ULTIME NEWS


UNA RIFORMA IN ARRIVO?

Il colpo di grazia all’università, ovvero la “riforma” di cui la Gelmini parla continuamente da due anni, è sempre più vicino. Già passato in Senato lo scorso luglio, il ddl inizierà a essere discusso alla Camera il 14 ottobre. L’esame degli emendamenti è invece previsto per novembre, dopo la sessione di bilancio. Se il testo dovesse subire delle modifiche, come è molto probabile, farebbe ritorno in Senato.

GELMINI-CONFINDUSTRIA-DECLEVA

La Gelmini e Confindustria, spalleggiati dal presidente della CRUI (conferenza dei rettori) e rettore della nostra università Decleva, sono rammaricati: speravano di concludere la pratica già il 5 ottobre. Non c’è da sorprendersi: il ddl prevede un’ulteriore accentramento di potere nelle mani di onnipotenti rettori, affiancati da membri esterni voluti da Confindustria. La Gelmini, che già contava meno di zero prima dell’estate, in questo periodo di fermento politico ha ancora meno possibilità di influire sulle priorità del governo. Decleva vede invece sfaldarsi la cordata di rettori che lo appoggiava: alle continue promesse di Tremonti (“voi appoggiate la riforma e io vi ridò i soldi che vi ho tolto nel 2008”) crede solo lui. E anche se qualche briciola dovesse mai arrivare, sarebbe spartita tra gli atenei “più meritevoli”, come nel luglio 2009 (in base a una classifica dove ai primi posti risultavano gli atenei dei rettori che l’avevano stilata). Ma non mancano i rettori che sono stati costretti a cambiare posizione a causa dei ricercatori “indisponibili”.

LA PROTESTA DEI RICERCATORI E IL “BLOCCO” DELLA DIDATTICA

Da Bologna a Pisa, da Lecce a Roma, in molti atenei le lezioni non sono ancora cominciate. Nei mesi scorsi moltissimi ricercatori si erano dichiarati “indisponibili” a ricoprire incarichi didattici (non sono tenuti a ricoprirli) mettendo così a rischio l’inizio di centinaia corsi in tutta Italia. Le risposte dei baroni sono andate dalle minacce (come nella nostra facoltà) alla solidarietà. Ma negli ultimi giorni sempre più atenei stanno decidendo di posticipare l’inizio dell’anno accademico. Nel nostro ateneo, nonostante l’opposizione di Decleva, l’inizio dell’anno accademico è posticipato nelle facoltà di Scienze, Farmacia, Veterinaria e Agraria. Questa forma di protesta contro il ddl Gelmini e i tagli all’università colpisce innanzitutto gli studenti, che insieme al personale tecnico-amministrativo e ai ricercatori precari stanno pagando più duramente i costi della crisi del sistema universitario, causata dalla gestione baronale dei singoli atenei e da venti anni di disastrose “riforme” promosse dai governi di centrodestra e di centrosinistra con l’avvallo di Confindustria. Tuttavia, il “blocco temporaneo” della didattica ci fa toccare con mano cosa stanno rischiando istruzione pubblica e ricerca: il “blocco definitivo”. Se la “riforma” non c’è ancora, i tagli ci sono già da due anni (l. 133/2008). Quasi tutti gli atenei chiuderanno il 2010 in rosso, il nostro incluso.

COSA CI RESTA DA FARE?

Se le cose non cambiano alcuni atenei falliranno, altri verranno privatizzati, altri rilevati da enti locali, altri ancora saranno ceduti alle banche con le quali si saranno indebitati. In ogni caso le tasse continueranno a aumentare. E’ sempre più necessario informarci e dire la nostra perché di certo non lo faranno per noi né Confindustria, né la corporazione docente, né tanto meno i partiti, tutti d’accordo sull’impianto della riforma. In questi tempi di attacchi ai salari, di messa in discussione dei diritti e di tagli alla spesa pubblica, è sempre più importante unirci alle lotte per la difesa dei beni comuni, dall’istruzione pubblica al welfare state e ai diritti dei lavoratori.

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